spettacolo con spettatori
ridendo e scherzando
li ha fatti, cento anni.
ma qui pare se ne siano accorti in pochi. "Consideratemi come morto", ha giustamente dichiarato: potete leggerlo qui.
allarmi
- Un paese dell'Europa orientale o centrale - è l'allarme dell' intelligence Usa - entro il 2025 potrebbe finire sotto il controllo delle mafie. - [da Repubblica online del 20/11/2208]
Come notava giustamente il buon Debord, il nostro paese è sempre l'avanguardia dell'avanguardia.
estrema stella
Mi sta capitando sempre più spesso, quando esamino i libri
sulle bancarelle, negli scaffali, polverosi o ancora intonsi, macchiati o nuovi
o da edicola o da cesso, rigati e rigidi, morbidi e opachi, brutti o ridicoli o
già comprati, milioni, mai letti e mai leggiuti, mi sta capitando, insistente,
la nausea.
Mi capita quando li compro pure di portarmela dietro, nel giubbino, in macchina, di sudarmela quella nausea, come una febbre, un fastidio che non è per l'acquisto, o nei soldi che non torneranno, per via dell'irreversibilità della carta, ma perchè mi si forma come un vuoto, nello stomaco e nella testa, sapendo che non leggerò né ne avrò mai il tempo o peggio, la voglia, che sono inclini ad accellerare verso la fine in maniera direttamente proporzionale tra loro. Un vuoto di tempo. Cosa dicevano tutti questi libri, cosa avranno detto mai nella mia testa, cosa non avranno più da dire, destinati al riposo di una stanza, un letto, un comodino, un secchio
Dicev(an)o della finzione democratica, basata su un segreto tacitamente condiviso proprio grazie alla sua ovvietà: che la democrazia non può esistere se non tra eguali.
i minimi termini del desiderio
Edipo accecato
"[...] Il vero mistero è come è stata possibile questa illusione collettiva, occorre capire perché tutti volevano continuare a immaginare un potere che non c'era più." - Emmanuel Todd in una recente intervista
Già, perchè?
"Il fatto è che gli Stati Uniti producono la cosa più importante, per quanto intangibile, e quella che il mercato paga più caro: il sapere." - Raffaele Ventura qui
Siamo stati in grado di sfidare quella produzione, a un livello tale da renderci indipendenti da essa? Evidentemente no. C'era sempre il meglio dall'altra parte, un fratello maggiore... c'era, appunto, Matrix contro il Quinto Elemento, un prodotto originale contro un esercizio di grossa produzione volutamente emulativo. Giusto per fare un esempio (anche se c'è un gap di qualche anno).
Impossibile pensare al film di Luc Besson senza il desiderio di avvicinarsi a quel potere, il potere mitopoietico assoluto, totalizzante. Sapere mitico che è intrattenimento, e viceversa.
Chi poteva voler immaginare la fine dell'intrattenimento, la morte improvvisa del padre affettuoso che regala giocattoli, sempre nuovi (e di marca)? La crepa nella macchina mitologica che ha nutrito la memoria di due generazioni?
tristi tropi
Mumble. Ridendo e scherzando tra poco più di un mese Lévi-Strauss compie cento anni tondi tondi. Corna facendo.
Il nostro caro vecchiaccio dalla coriaceità giudaica si è lasciato dietro un gran numero di suoi discepoli, anche di terza generazione.
Chissà com'è vivere una buona fetta della propria esistenza da classico, con la consapevolezza che buona parte del proprio pubblico ignora il fatto che un classico possa essere ancora vivo e presente sullo stesso suolo terrestre, anche senza apparire in tv.
Carmelo Bene ci giocava con questa storia, nella sua autointroduzione alla propria opera canonizzata, bompianizzata. Preludio di una morte necessaria. Qui invece c'è poco da scherzare: al buon Claude è successo veramente, non solo di sopravvivere alla canonizzazione della propria disciplina, esondata dall'angusto vaso dell'antropologia al morbido e vasto terreno epistemico sottostante. Ma addirittura di sopravvivere all'esaurimento e successivo abbandono di quella moda teorica che fu lo strutturalismo.
sono stato papa
Pensando ancora a questo fatto, mi sono apparsi i vari gradi di prossimità tra me e il resto del mondo, i livelli di intensità che legano gli eventi dal centro alla periferia degli affetti.
Così stamattina sono passato da lui,a parlare della cosa, a prendere il caffè, azzardare qualche accenno alla questione futuro. In effetti è bello avere un amico fotografo, è bello avere amici.
ogni fascismo ha i suoi lunghi coltelli
Qui mi riferivo a Strache, quello che sta tipo il Che sulle magliette con la scritta "stra-CHE", quello che ha raggiunto il 18% alle ultime elezioni austriache, quello dei sedicenni. Quello di cui persino Haider ebbe paura, costretto a fondare un nuovo partito. Ora che Haider non c'è più, a chi andrà il suo 11%?
foto di Nunzio Mari
Di solito evito questo tipo di cose. Ma la morte, sempre lei, di questo amico, stamattina, mi ha lasciato perplesso.
Mi è venuto in mente quando a cena, una sera, ci disse che si stava per sposare. Mia moglie era incinta, e ne parlammo a lungo, ridendo, di quella scelta pazza. C'erano Bubu, Fabio, Feraldo, forse Confusio pure. C'era la futura moglie.
Sappiate che le foto che vedete a corredo degli articoli di camorra nelle testate nazionali, come queste ultime qui (arresto Cirillo-Spagnuolo-Letizia), o come quelle della santa rivolta di Castelvolturno, le faceva lui. Quasi tutte. Ma i suoi interessi erano ben altri: scorrendo le gallerie della sua agenzia si trovano, ad esempio, alcune tra le rarissime immagini del conflitto in Georgia che io abbia visto - dunque non solo la nostra misera, esotica guerra casalinga.
Sarebbe diventato padre tra meno di tre mesi, a trentotto anni. Un amico troppo poco frequentato, un conoscente, per me, alla fine. Che peccato.
Dell’indulgenza politica: perché tanto odio?
- La loro corruzione è talmente pericolosa, talmente penetrante che non hanno nessun altro scopo che accrescere la globalità delle loro malefatte pubblicando i loro orribili lavori; non sono più in grado di fare alcunché ma i loro scritti scellerati guideranno altri. E’ proprio il conforto di questo pensiero che li consola dall’obbligo impostogli dalla morte di rinunciare a questa vita. -
[D.A.F. De Sade, citato in apertura al “Libro di Caino” di Alex Trocchi]
Lo scopo è quello di edificare un canone scritto, sulla base di una selezione di opere già universalmente considerate "classiche" e pertanto intoccabili, da cui legittimare la propria impudenza politica nel presente e nel futuro - la consapevolezza di operare per la dissimulazione, nella dissimulazione, come progetto definito per ambire ad una forma di potere che non chiamerei "potere", ma "eccellenza". La volontà (fine a se stessa?) di eccellere sugli altri numeri del parco umano – e sulle stesse elite - in base ad un mutuo riconoscimento attraverso la quantità delle proprie conquiste nello spazio, nella mente e nel quotidiano dei propri contemporanei. Ma soprattutto nel tempo: l’avversione di questi uomini nei confronti di ogni rapporto verso il tempo che non sia di conquista li riporta alla “sensibilità delle grandi costruzioni dell’umanesimo del Rinascimento, coi suoi condottieri, principi, banchieri, i cui ritratti non usano della natura se non come di un dramma lontano” [Roger Garaudy].
E il Prosseneta di Cardano incarna pienamente questa sensibilità.
Dell'impudenza politica ecc. - quando compare la morte...
...vuol dire che mi sto cacando il cazzo.
Comunque, "E' infatti l'uomo il solo animale che fin dalla nascita necessita dell'aiuto degli altri". In un certo senso allora l'uomo è sempre in balìa degli altri: non corre alcun rischio di "vivere al loro arbitrio" proprio perchè è la condizione naturale dell'esistenza. Dell'Utri giustappone nell'arco di poche pagine queste due citazioni che rappresentano un vero e proprio controsenso. E sembra non accorgersene. Forse neanche Cardano se ne accorse, e la cosa non mi sembra affatto improbabile.
Anche elogiare la pratica della menzogna politica, da parte di un uomo che è nel cuore della politica (ma che non si firma), in una prefazione destinata ad un pubblico di estranei, di potenziali sudditi... anche questo sembra, se non un controsenso, una clamorosa svista. Almeno in una formale democrazia.
Ma se l'attore esiste in virtù dello spettatore, vuol dire che il tacito accordo è sottoscritto da entrambi, pena la fine della distinzione dei ruoli: chi simula l'azione e chi ne fruisce l'esperienza indiretta autorizzando l’attore a interpretare. Il segreto non va svelato, ma è necessario che il pubblico sappia dell'esistenza di un segreto, e di una menzogna che lo copre, affinché abbia un senso mantenerlo. Questo fino a quando non si raggiunge il finale, comune ad ogni rappresentazione (politica compresa).
Dell'Utri elogia l’impudenza politica attraverso l’impudenza della scrittura stessa, nel definire libertà la possibilità di apprezzare chi viola il diritto per il potere; può permettersi di ammiccare alla menzogna perchè sa che mentre scrive lo spettacolo non è ancora terminato, ed è ancora autorizzato da coloro che lo hanno aiutato a far sì che li rappresentasse proprio lì, su quel palco.
Dell'impudenza politica - VI
I primi a bearsi di questo segreto di Pulcinella come tardiva "scoperta" nel cuore del turbocapitalismo alla fine della storia sono stati, com'è noto, gli straussiani (filorepubblicani) d'oltreoceano.
In Italia, curiosamente, siffatta ideologia ha trovato terreno fertile tra le fila del PCI e di tutta quella "sinistra" investita dalla disillusione che non è esclusiva della cifra 89, ma di tutto l'intero decennio ottanta. La consapevolezza che di appetibile ne era rimasta solo l'estetica, per esempio, e la stessa disamina critica dell'estetica in generale come modalità standard di fare/essere sinistra.
Per chi voleva fare politica, in effetti, lo sguardo doveva rivolgersi altrove: in questo senso vanno, forse, lette le virate al largo dell'ideologia della dissimulazione di un Giuliano Ferrara, pronto ad allearsi e a contribuire - con il suo cardanismo, chiamiamolo così - ad accelerare il processo di consapevolezza delle caste di cui si fece servitore.
Dell'impudenza politica - V
Schmitt ci dice che chi detiene il potere la legge la fa, Svetonio ci insegna che chi ambisce al potere la legge la viola: il (vero) rivoluzionario è fuorilegge per sua stessa ammissione, coscientemente.
Il rivoluzionario proietta la propria sovranità al futuro, lavora il presente per ribaltare le sorti della legalità - a prescindere dall'utopia che si vorrebbe veder realizzata. Di contro, chi ha nel presente le redini del diritto, lavora per rendere potenzialmente infinito il presente stesso in una sfiancante e improbabile manutenzione del tempo.
Nessuna delle due posizioni è comoda, anche perchè la prima tende inesorabilmente a sfociare nella seconda, se gli va bene.
Dell'impudenza politica - IV
Nello specifico, il libro si presenta con una prefazione, non firmata, curiosamente stampata in corpo 70 o giù di lì (del tipo 4 parole x riga/15 righe x pagina).
Chi l'ha scritta? Non si sa: vengono citati solo i traduttori e il curatore delle note. E' come se chi acquistasse il libro fosse già tenuto a sapere chi lo ha introdotto, perchè da tutta questa cura è strana la mancanza di riferimento proprio a colui il quale il testo lo presenta. Che l'abbia scritta Dell'Utri? Nell'ultima pagina, una nota ci informa del fatto che "questa seconda edizione [è stata] realizzata per conto di Pubblitalia '80 e coordinata da Marcello Dell'Utri".
Il Senatore è dunque coordinatore de "Il Prosseneta", Silvio Berlusconi Editore 2002. Presumibilmente la prefazione è sua -non potrebbe essere altrimenti- ma perchè non è firmata?
Leggiamone un po':
-[...]Dicevamo del politico. [...] Il Prosseneta ovvero Della Prudenza Politica [...] entra nella nostra collana. E' un trattato condotto con chiarezza aristotelica che esamina i fondamenti stessi del vivere sociale. Scrive Cardano nel capitolo I [...] "il nostro scopo è quello di dimostrare in che modo ci possiamo procurare il potere, la gloria, la fama, gli amici, la serenità e come possiamo godere di ciò che la fortuna ci ha concesso" -




