dei fantocci: la ricerca scientifica italosionista

Con ordine: grazie a trenitaglia, efficace specchio del belpaese, ho perso l'unico concorso di quest'anno. Con quattro ore di ritardo m'era difficile sedermi in quel di Pisa e perderlo comunque. Così, rimborsato e contento, me ne son tornato alla seggiola del mio lavorio. Quatto quatto epperò insofferente mi sono andato a sbirciare il sito dell'università, ché non si sa mai, un rinvio una cosa, un fatto per venire incontro ai forzati dei trasporti pubblici o agli autisti semplicemente, banalmente stanchi dopo giornate così e cosà... Ovviamente niente, epperò una  notizuola, succosa, presto riportata a mo' di Eichmann dei poveri su indymedia per vedere l'effetto che fa.
Per coloro che i link li tengono a noia, si sappia che ero uno di quelli a Roma, uno di quelli che - bontà sua - con l'accendino accende solo sigarette, e all'aperto per "nuocere eventualmente a me soltanto". Uno di quelli che alle masse ancora crede, e lascia moglie incinta e finesettimana a casa per farsi quattro passi bagnati coi palestinesi itagliani. Uno di quelli che in anticipo sa che per i fantocci non c'è scampo in terra così come per i giornalisti non ce n'è in cielo. Anche sapendolo, ci si va perché il motivo per il quale s'era organizzata la faccenda stavolta aveva quel che di pragmatico e onesto da sentirsi in dovere di presenziare, almeno come numero. Motivo talmente pragmatico e onesto da risultare pericolosamente credibile tanto da far correre altri ai ripari con l'incredibile manifestazione parallela a Milano, della quale uno dei punti chiave era "trasferire la sede dell'ONU a Gerusalemme".

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intervallo

repetita iuvant

 

 

 

 

 

 

 

 

 

d'alema e il nichilismo

spiegacelo tuPrendendo come spunto un frammento di Nietzsche in cui il nichilismo viene presentato in tensione tra i due poli della "distruzione" (attiva) e "disgregazione" (passiva), Nancy ["Tre frammenti su nichilismo e politica", questa prima parte è del 1994] sviluppa l'ambiguità e s'interroga su cosa accada nell'intervallo tra le due possibilità, proponendo come essenza stessa del nichilismo l'attardarsi indefinitamente (per un tempo virtualmente infinito, quindi) in tale scomodo "intervallo".
"Non finire mai di finire"; "La normalità è l'intrattenimento indefinito dei fini" sospesa tra "distruzione ed estinzione" mai portate (o da non portare?) a compimento ultimo. Che poi a ben vedere è un "già e non ancora", sul quale diversi secoli prima della morte di Dio venne edificata la Grande Chiesa, in cui il ricordo del "già" è andato definitivamente perduto nel "non ancora". Ma la vera differenza sta nella doppia possibilità del termine ultimo, che non è ancorata a nessun principio etico o morale, ammesso e non concesso che attività e passività dell'eventuale compimento possano risultare prive di giudizio.
Questa doppia possibilità - ineluttabile - del "non ancora" è davvero così importante? O esiste una precisa dialettica tra estinzione e distruzione (tra percezione dell'estinzione che si sviluppa in distruzione costante, circoscritta e controllata?), sulla quale si dipana l'assorbimento di speranze di un telos in step-motion?

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no more zappatori

merola mario"la democrazia fa votare cani e porci". Odio questo film di Sorrentino. A parte quella frase. Manca, manca la merolata rassicurante, le lacrime napulitane, le mammà languide. In effetti il grottesco montato intorno a Rizzo è lo stesso dei Meroli che furono, ma questi ultimi non si sentivano tali. Grottescamente puri, cantavano a matrimoni e funerali. A pensarci bene forse siamo di fronte al vuoto: la fica assoluta. Questo film è un limite dal quale so di essermi ritirato. Da staccare e conservare, una collezione di vividi, il pianeta dei moderni. Pattume formale servito freddo. Ma non ditelo in giro -  ci si potrebbe offendere.

 

 

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necroresistenza e pornopropaganda

soccorrimi"Coloro che dicono che il mondo andrà
sempre così come è andato finora...
contribuiscono a far sì che l'oggetto
della loro predizione si avveri"
Immanuel Kant
Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto

Così si apre la finanziaria 2007, questa sconosciuta, a pg. 9. La più sibillina delle citazioni, porci tutti di fronte al giudizio del passato e del futuro. Anche se il "meglio" del mutamento è quasi implicito, l'assenza di un eventuale "peggio" non è affatto garantita. Il che è un ottimo modo per introdurre un DPEF presentato con il (solito, appunto) piglio soteriologico. Però sfogliando il nostro documento ci si imbatte in cose curiose, e peraltro vere, che denunciano un'ideologia di fondo decisamente opposta al mutamento: a pg.109 si accenna all'"intervento dello Stato nella cultura" e relativo finanziamento da collocarsi "a livelli congrui con la capacità di produzione di spettacolo che ci si attende dal nostro paese". Avete letto bene: "ci si attende". Ovvero, è implicitamente ovvio che da questo paese esca spettacolo, è atteso da un "ci" talmente vasto che travalica giocoforza i confini nazionali. Un paese che è tenuto a produrre, fare spettacolo, ne va della sua propria identità.

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la storia è una droga leggera

la droga del più forteStamattina rainews24 diceva che il portavoce della casabianca Tony Snow abbia bruscamente risposto "Tu fumi marijuana!" a un giornalista che gli chiedeva se ci fossero legami tra la campagna elettorale USA e il verdetto iracheno. Quelle cose alla Simpsons, per intenderci. La versione cartacea di quest'episodio è ovviamente più morbida, Snow avrebbe detto "È assurdo: chi lo pensa ha fumato marijuana. Sono i magistrati iracheni che hanno gestito il procedimento" [da La Stampa], ma la sostanza non cambia: la folle ipotesi è dettata senza dubbio da agenti esterni psicotropi e obnubilanti. La malafede è impensabile, oltre che politically-scorrect: d'altronde perchè il mondo sarebbe pieno di costoro che non trovano il due in una coppia, che stravolgono i rapporti causali, che si nascondono l'evidenza del dato di fatto e l'immanenza della Giustizia Universale? Immagino in quell'inferno dove sono caduti Schmitt e Tocqueville guardarsi negli occhi mentre giocano a briscola, raccontandosi i futuri che verranno e del perchè in molti raccolgano le loro opere sullo stesso scaffale dei Burroughs o dei Genet.

io, qualcosa, so. e me lo provo

http://tsiapocalypse.free.fr/galerie2006/108leviatano_mare.jpgche non è pubblicare per la mondadori l'errore, anzi, che se a parità d'urgenza ed emergenza ne avessi avuto le capacità, la competenza, l'opportunità, la volontà e la voglia - in primo luogo - sarei stato il primo ad auspicarmela, quella distribuzione. Non rinnego quanto detto altrove, un anno fa e qualcosa in più, una vita, riferendomi al notevole lavoro di Saviano:
- Quel potenziale di cui la tua scrittura si fa carico è sempre ancorato alle asimmetrie della distribuzione, molto prima di ogni eventuale ricezione [nazioneindiana].
E infatti ritengo lodevole l'esito distributivo del suo primo, importante e necessario lavoro. Il fatto che io consideri Saviano ideologicamente nemico - in quanto firmatario di  Sinistra per Israele, stesso motivo per il quale reputo nemico Furio Colombo, che resta comunque uno dei più grandi giornalisti italiani - non mi toglie la possibilità di apprezzarlo e stimarlo più di tutti gli altri miei connazionali (e coetanei) pubblici e privati. Sarebbe ipocrita dirmi che mi è simpatico, in realtà non lo conosco, ancor di più consolarmi nascondendomi un'insana e preoccupante invidia, amplificata da una paranoia tutta privata e tutta mia.
- Non me ne volere, Roberto, ma non credo che la scittura estemporanea, rannicchiata e relegata in piccole alcove protette, possa da sola tentare di scardinare la protezione della paura. [ibid.]
Così chiosavo, e ne sono ancora convinto: il salto di qualità distributiva ha fatto il botto, infatti, e sotto gli occhi di tutti. Uscire dall'alcova cavalcando la tigre editoriale ha fatto riemergere Napoli dall'abisso delle abitudini di chi da sempre ci vive, cacciando fuori dallo specchio la paura per quello che è - un sentimento bestiale invivibile per lunghi periodi. Soprattutto quando sopravvivenza, colpa delle parole, significa qualcosa in più di mangiare cacare dormire e fottere. Il pariamiento stanca.

Ma, come Saviano sapeva bene, quella tigre fa presto a levarsi la maschera, mostrandosi Leviatano indomabile: il mostro ha messo Napoli di nuovo al centro del nostro giudizio, quello estemporaneo di "stranieri", tarando verso il basso le aspettative dell'autore, presumo, allontandolo dalla sua creatura, esponendolo a rischi ancor più reali in quanto sfruttati dal mostro per espanderne il potenziale di vendibilità. Com'è che si fa a questo punto. Io non saprei muovermi: una curiosità mi rode nel tentativo di prevedere l'esito di questa storia. Napoli non si salverà, è certo, se salvarsi vuol dire qualcosa, un verso dove - da soli. Solo una rottura più vasta, non certo entro i confini di una provincia, potrebbe operare il cambiamento: smascherare il cuore del leviatano, smascherarlo alla massa, rendere la massa nuda a se stessa. Io che sto dentro il leviatano, che lavoro affinchè viva grazie alla comodità della sopravvivenza che mi concede, so che uno come Saviano potrebbe farlo, strappare i costumi di scena e la scena stessa strappandoseli da dosso per primo, ne ha quasi raggiunto nella visibilità speciale l'autorità sociale. Ma mi sto allontanando da ciò per cui ho iniziato.
Ho iniziato per la mondadori, che da sola non è il problema, anzi. Se presa come inizio e non come finale, ben venga. E credo sarà questo il caso di Giovanni Lindo Ferretti: io so che sta per uscire un suo libro, di memorie forse, per la mondadori. So che questo può meravigliare solo pochi sprovveduti che non sono a conoscenza delle recenti uscite pubbliche del nostro. So che chi non si meraviglia è già in cattiva fede. So anche che se io non mi meraviglio non è perchè sia in cattiva fede, ma per i motivi sopraelencati. Perchè Ferretti, come Saviano, non è uno sprovveduto. In parte, poi, è uno dei miei più cari maestri. E dalla sua ha l'età. Dico questo perchè,
perchè ho letto da poco una sua lettera uscita su "Il Foglio" del nemico Ferrara, l'unico italiano ad aver compreso e adottato Leo Strauss e la sua realpolitik dissipativa, uscita il 12/8/2006. In questa lettera, in risposta ad un suo apocrifo (o spacciato per tale, la cosa non mi riguarda), ho intravisto la raggiunta consapevolezza di quali siano le forme virali capaci di intaccare il leviatano: "Dal rifiuto del dolore ci si puo' solo aspettare la glorificazione del sadismo e del masochismo come forma contemporanea dell'eros". Si presta bene, ma non è una lettera esoterica. Anzi. Diciamo che mi ha dato l'impressione di un setaccio. Ma conviene riportarla integralmente, per capire:

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italiani bella e brava ggente

i saviI guardiani della rivoluzione svendono il fumo di (quello che ci hanno spacciato per) Shahab-3 a tavola, alle nostre bocche piene di frittatine patatine e pizze. Il giorno prima, nel silenzio assenzio del Golfo, al largo del Bahrein, l'Italia partecipava alle prime manovre navali d'esercitazione anti-Iran in quella regione. E insieme a noi e alla Quinta Flotta Usa, nel teatrino c'erano Francia, Gran Bretagna, Australia e lo stesso Bahrein.

 

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il mio primo post sodomita

Sparta senza Atene, dovunque all'ordine di questo giorno la violenza dei soldi a Napoli su Napoli.
La mondadori dalle Gomorre d'oro sa cos'è la promozione - e ne domina, com'è noto, la distribuzione.
Oggi non è più violento di ieri, eppure dopo la scorta agli scrittori, d'improvviso, i morti. I morti tali e quali a sempre cantano violenza in fascia protetta. Tutto il sangue della Campania minuto per minuto. Ma ci vuole un manuale turistico (da settimane in cima alle classifiche dei libri più venduti) prima di pubblicizzare un posto. Poi i servizi televisivi, le campagne. Oggi, ora - appunto. Tutto l'accattivante di una guerra, dell'informazione di guerra. Dell'esotico.
Poi, un'agenzia turistica. Ma dove sta, non la vedo. E che ci azzecca la mondadori, mi chiedo. Da qualche parte ce lo diranno. 

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topolino paperino e pippo

Con questi dati si può definire il concetto di resistenza estetica come:

Rosenzweig = D Adorno/Benjamin

Si chiama resistenza estetica proprio perché quanto più essa cresce tanto maggiore difficoltà trova la storia a smaltirne il calore.